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  • The Why Wait Agenda

Parlare di fertilità in maniera laica: in un TEDx il seme della Why Wait Agenda

Aggiornamento: 16 dic 2022


Porre al centro del dibattito pubblico il tema della natalità da una prospettiva laica. E’ quello che ha fatto la giornalista e imprenditrice sociale Eleonora Voltolina nel suo TEDx talk “The Fertility Gap: Why don't we have the kids we'd like to have? (“Il divario della fertilità: perché non facciamo i figli che desidereremmo fare?”), a giugno 2022.

«Si può essere felici senza avere figli?» esordisce Voltolina sul palco. E la risposta è sia sì, sia no. Le risposte «sono entrambe ugualmente valide: Sì, se la scelta di non farne è nostra. No, se la scelta non è dipesa da noi».


Perché l’elefante nella stanza, la grande verità con cui bisogna cominciare a fare i conti, è ci sono molte persone che vorrebbero fare figli – uno, due, magari anche più di due – ma non ne fanno, o ne fanno comunque meno di quel che sarebbe il loro progetto.


«Le ricerche statistiche dicono che in media le persone in Italia desiderano avere due figli» ricorda Voltolina: «Ma quanti figli fanno poi, davvero? Per quella bizzarria per cui in statistica i figli sono frazionabili, la risposta a questa domanda in Italia è: un figlio virgola venticinque. Lo chiamano “inverno demografico”. “Denatalità”».


Voltolina sottolinea anche che il problema non è affatto solo italiano, ma che riguarda anche la Svizzera e tutti i Paesi europei tranne la Francia, e in generale praticamente tutti i paesi occidentali. E’ il grande tema taciuto del “Fertility Gap”, il divario tra il numero di figli desiderati e il numero di figli che le donne effettivamente mettono al mondo.

Durante il suo TEDx, in italiano con sottotitoli disponibili in inglese, Eleonora Voltolina focalizza le cause di questo gap, sempre concentrandosi solo sui figli desiderati e non messi al mondo per cause “esogene”: economiche, professionali, culturali. Sottolineando quindi sempre quanto la maternità e paternità sia una scelta, e non debba essere imposta a chi, di figli, semplicemente non ne vuole – cioè a chi alla domanda “quanti figli vorresti?” risponde “zero”.


Le persone che non fanno figli per scelta non vanno accusate di essere responsabili dell’inverno demografico: «Si deve spingere la gente a fare più figli? Obbligarla? Colpevolizzare chi non ne fa? Non scherziamo» afferma netta Voltolina, riprendendo più di una volta durante il suo talk uno dei più famosi slogan femministi sul tema del poter decidere cosa fare con il proprio corpo: «My body, my choice. Se le persone non desiderano avere figli, hanno il sacrosanto diritto di non avere figli. Bisogna lasciarle in pace. “I figli per la patria”, anche no».

Provare a forzare le persone a mettere al mondo bambini che non desiderano fino in fondo, peraltro, non solo è sbagliato a livello etico, ma non è nemmeno necessario a livello pratico. Il miglior antidoto a questo inverno demografico, alla bassa natalità che fa lanciare l’allarme “culle vuote” e mette in pericolo gli equilibri previdenziali, la soluzione più ovvia e indolore è semplicemente «permettere a chi vuole farne... di farne!».


Nel corso dei sedici minuti sul palco Voltolina snocciola dati sulle pressioni che i giovani – e soprattutto le giovani donne – ricevono dal mondo esterno quando si trovano a decidere rispetto all’opportunità di fare figli, ricordando tra l’altro che in Italia «l’età media delle donne al primo figlio è aumentata negli ultimi venticinque anni di quasi tre anni e mezzo», dai 28 anni del 1995 ai 31,4 del 2020 – «L’età più alta di tutti i Paesi europei» – e che anche «l'età media degli uomini al primo figlio è aumentata molto negli ultimi decenni».

Eppure posticipare cela delle vere e proprie insidie: «La verità è che cominciare a cercare i figli tardi può comportare – non sempre, ma può – molte difficoltà» dice onestamente Voltolina: «C'è più probabilità di dover ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita, che però hanno una percentuale di risultato positivo – il cosiddetto “bimbo in braccio” – solamente intorno al trenta per cento; e questa percentuale crolla non appena la donna scavalla i quarant'anni. Ci sono più probabilità di aborti spontanei, o di concepire figli con problemi di salute». Senza glissare sul fatto che «la vita intima delle coppie qualche volta viene fortemente messa alla prova dai rapporti sessuali “a comando” che sono necessari per i tentativi di concepimento».


E dunque, a meno che aspettare non sia una scelta piena, consapevole, autonoma, essa porta in sé il grande pericolo che alla fine quella maternità rimandata, differita, rimossa, non si verifichi mai: generando nei genitori mancati dolore e rimpianto.


Il talk di Voltolina getta i semi che faranno di lì a poco germogliare The Why Wait Agenda: «Allora è tempo di dirci: perché aspettare. È tempo di una grande battaglia sociale per rivendicare il diritto a fare figli quando li desideriamo. Una rivoluzione culturale per ribadire che i figli si fanno in due, almeno nella maggior parte dei casi: e quindi ci vuole una genitorialità realmente condivisa».


Una battaglia che, «anche se non sembra, è anche politica»: Voltolina, scartando in maniera netta dalle posizioni più diffuse tra chi di solito si occupa del tema natalità, lega decisamente il poter fare figli al suo «inverso, e cioè poter non fare figli». Secondo la giornalista i diritti riproduttivi e sessuali – la pianificazione familiare, l’accesso alla contraccezione, il diritto all’aborto – possono essere integrati e ampliati includendo anche una nuova declinazione che vada a permettere alle nuove generazioni, spesso letteralmente bloccate sulla soglia della decisione di mettere su famiglia, di poter decidere di fare il numero di figli che desiderano, senza dover più aspettare. “Why Wait”, appunto.


La battaglia ha dato il suo primo battito di ali su quel palco del Teatro Tirinnanzi, durante il TEDxLegnano 2022: e ora prosegue qui, su questo sito, attraverso il podcast, e sulle gambe di tutti coloro che vorranno dare spazio e attenzione al tema del fertility gap.



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