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  • Eleonora Voltolina

“Il mestiere di mamma è il più importante del mondo”, la gabbia che imprigiona le donne al lavoro

Aggiornamento: 19 feb

Continua la collaborazione tra il quotidiano italiano Domani e The Why Wait Agenda per realizzare una inchiesta a puntate sul tema della scelta di fare figli, sempre meno frequente, sempre più spesso ritardata, specialmente in Italia. Questa quarta puntata è stata pubblicata su Domani lunedì 22 maggio 2023. Qui di seguito, le prime righe dell'articolo. Le donne spesso rimandano il momento di fare figli, o vi rinunciano del tutto, perché dovrebbero pagare un prezzo troppo alto al lavoro. È orrendo detto così? Sì. Ma è anche molto vero.


In maniera più poetica: le donne lavoratrici indossano un mantello invisibile con una lettera scarlatta, quella molto visibile – la M di mamma. O meglio, la U di utero. Perché per far partire la discriminazione basta quello: la possibilità.


«Da quando avevo ventitré anni, a ogni colloquio mi hanno sempre chiesto quando avevo intenzione di fare figli» racconta Marta, che oggi a 47 anni è responsabile marketing in un’azienda emiliana, e peraltro di figli non ne ha avuti: «Quindi la domanda, oltre che meschina, è anche molto spesso inutile! Una volta in un’agenzia per il lavoro mi sono alzata e me ne sono andata via, dicendo che non mi interessava lavorare per un’azienda che era più preoccupata dei miei progetti personali che delle mie competenze. La cosa che mi fece più male? La recruiter era una donna».


I dati confermano lo scenario. Le ragazze arrivano al diploma con voti più alti dei maschi; quelle che vanno all’università si laureano bene e presto. Ma appena mettono piede nel mondo del lavoro partono le discriminazioni. Fin dai colloqui, appunto, malgrado il divieto imposto dall'articolo 27 del Codice delle pari opportunità. Quando vengono assunte, lo stipendio è più basso: a cinque anni dalla laurea, secondo Almalaurea, circa il 20 per cento in meno dei coetanei maschi.


E poi a un certo punto, intorno ai 31 anni e mezzo – questa l’età media al primo figlio per le italiane – alcune diventano mamme. Di pochi figli, eh. Uno virgola 25 per ciascuna (sembra strano, ma in statistica anche i bambini sono frazionabili). E tenere il passo nel mondo del lavoro diventa... L'intero articolo in italiano è disponibile per gli abbonati di Domani a questo link → qui l'articolo integrale in inglese

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Questo articolo, come tutto il sito di The Why Wait Agenda, è stato prodotto dall'associazione Journalism for social change, un'organizzazione che crede in un giornalismo impegnato e partecipe, che possa dare tramite l'informazione un punto di vista laico e progressista sui temi della fertilità e della genitorialità e far evolvere la nostra società rispetto a queste tematiche. L'associazione, senza scopo di lucro, si sostiene anche grazie ai doni dei lettori: donando una somma, anche piccola, permetterete a questo progetto di crescere e di raggiungere i suoi obiettivi.

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