Scienziata esperta in riproduzione, ma anche paziente: Joyce Harper e la ferita indelebile dell'infertilità
- The Why Wait Agenda

- 9 ore fa
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A 37 anni, secondo i dati, il 90 per cento degli ovociti di una donna è già andato. È una delle statistiche più spesso citate quando si parla di medicina riproduttiva – e una delle più sistematicamente ignorate. Molti continuano a negare che ci sia un declino della fertilità femminile legato all'età, anche a causa della visibilità di celebrità che fanno figli alla soglia dei cinquant'anni, o anche oltre, evitando però accuratamente di menzionare gli anni di trattamenti, o ammettere di aver fatto ricorso alla donazione di ovociti o alla gestazione per altri. Mentre è spesso solo così che queste maternità tardive sono possibili.
Joyce Harper ha dedicato la sua vita professionale a colmare questo vuoto informativo. È docente di Scienze della Riproduzione all'Institute for Women's Health presso lo University College London, ha co-fondato la UK Fertility Education Initiative e la International Reproductive Health Education Collaboration, ed è autrice di Your Fertile Years: What You Need to Know to Make Informed Choices (uscito nel 2021). Ha inoltre partecipato al lancio di The Why Wait Agenda al Parlamento europeo, nel 2024. A marzo di quest'anno Harper ha pubblicato Your Joyful Years: Empowering Good Health and Happiness Beyond 50, che raccoglie le esperienze di una cinquantina donne di mezza età, in post-menopausa.
Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice di The Why Wait Agenda, ha incontrato Joyce Harper a Parigi in occasione del meeting Eshre 2025 per registrare questo episodio speciale del podcast. Mentre Eshre 2026 è in corso a Londra (fino 8 luglio), pubblichiamo questo e gli altri episodi registrati a Parigi.
Un trauma indelebile
Harper non è solo una scienziata; è stata anche una paziente. Le ci sono voluti sette anni e la fecondazione in vitro per avere il suo primo figlio, a 39 anni. «Quello che ho vissuto in quegli anni mi ha lasciato una ferita» dice: «E quel trauma resterà». Ricorda la parola che continuava a tornarle in mente durante il trattamento: «Pensavo: sono sterile. Il mio corpo non riuscirà a fare un bambino». Nemmeno il successo, dice, riesce a cancellare quella sensazione: «Quindi sì, ce l'ho fatta, e ho tre figli meravigliosi, ma quegli anni... mi hanno lasciato una ferita».
Perché 32 anni è un'età-chiave
Harper indica un'età precisa come spartiacque per la pianificazione familiare. «Per la maggior parte delle donne, il momento davvero importante è a metà della decade dei trenta; è a quel punto che la nostra fertilità comincia a diminuire», spiega – non un crollo improvviso, ma un declino graduale che accelera con decisione dopo i 35 anni. Poiché la maggior parte delle persone desidera due o tre figli, dice che non bisognerebbe iniziare a provarci più tardi dei 31-32 anni.
Congelare gli ovociti, senza vendere illusioni
Quando si parla di preservazione della fertilità, Harper prova a mostrare le due facce della medaglia. «Se non si ha un partner, penso che la possibilità di congelare i propri ovociti sia una buona cosa», dice. Ma il processo è fisicamente ed emotivamente duro, costoso, e non garantisce il successo. «A chi pensa di congelare i propri ovociti a 45 anni direi di non farlo. È davvero inutile». E anche gli ovociti congelati a 32 anni non garantiscono che la procedura vada in porto: il rischio di fallimento resta reale.
Di chi fidarsi
Ma come orientarsi nel mare di informazioni sulla fertilità online? Harper suggerisce di diffidare di chi, in questo campo, ha qualcosa da vendere, e consiglia di rivolgersi invece alle società scientifiche come Eshre, l'ASRM, la British Fertility Society e la HFEA. «Non vendono nulla» spiega: «Riportano il parere di esperti, e credo siano fonti affidabili a cui rivolgersi».
Cosa devono sapere ə ventenni di oggi?
Harper sostiene con forza la necessità di portare l'educazione alla salute riproduttiva nelle scuole, e mette in luce un tema che i giovani spesso non collegano alla fertilità: le infezioni sessualmente trasmissibili. La clamidia, per esempio, può passare inosservata. «Il problema è che nelle donne questo può bloccare le tube di Falloppio», dice: e a quel punto, quando lo si scoprirà anni dopo, la fecondazione in vitro sarà l'unico modo per restare incinta.
Il suo messaggio alle giovani donne oggi è semplice: sentirsi bene, e in salute, a 35 anni non è la stessa cosa che essere fertili a 35 anni. «Dobbiamo assicurarci che tutte siano consapevoli del declino della fertilità femminile», dice, «indipendentemente da quanto ci si senta giovani».




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