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  • Eleonora Voltolina

Mamme over 40, in tv sembra facile: ma nella realtà?

Aggiornamento: 23 ago 2023

Fino a non molto tempo fa a Hollywood si diceva che dopo i quarant'anni un'attrice fosse finita. Di colpo scomparivano i ruoli, perché l'industria del cinema era interessata soltanto a volti freschi e corpi levigati e non concepiva la possibilità di includere, se non in ruoli marginali e spesso “asessuati”, le donne mature.

Sex Education, terza stagione, episodio 7 (Netflix 2022)

Ora fortunatamente l'aria è cambiata e sempre più donne over 40, 50 e a volte anche over 60 sono protagoniste di film e serie tv in cui viene raccontata la loro vita a tutto tondo, compresa la possibilità di innamorarsi e far innamorare, fare sesso – e qualche volta anche di fare bambini.


Prendiamo due recenti gioiellini della serialità televisiva disponibili su Netflix (attenzione, questo articolo conterrà spoiler di entrambe!): l'inglese Sex Education, che segue gli studenti di un liceo nel loro approccio alle relazioni, all'intimità e al piacere, e l'americano Dead To Me, dark-comedy che ruota intorno all'amicizia tra due donne che si conoscono a un gruppo di auto-aiuto per persone che hanno avuto un lutto.

Dead To Me, terza stagione, episodio 7 (Netflix 2022)

Le due serie hanno parecchio in comune: sono entrambe scritte in maniera brillante, con battute al fulmicotone. Riescono a trattare temi pesanti come la malattia, la morte, l'omofobia con grazia e humor, in maniera rigorosa ma anche divertente. Fanno ridere, ma fanno anche molto pensare. E entrambe, nella loro terza stagione, mettono in scena una situazione non comune: una donna matura incinta per caso.


In “Sex Education” abbiamo Jean, una sessuologa interpretata da Gillian Anderson; in “Dead To Me” l'agente immobiliare Jen (Christina Applegate). Le due donne sono molto più vicine ai cinquant'anni che ai quaranta e a un certo punto si ritrovano dal medico per tutt'altra ragione, senza minimamente sospettare di essere incinte. Restano stupefatte di fronte all'annuncio, che in “Sex Education” arriva a Jean addirittura insieme alla diagnosi di pre-menopausa. E meraviglia delle meraviglie, entrambe le gravidanze vanno a buon fine, con la nascita di due bimbe sane.


Questo colpo di scena è sorprendente; ma come ammonisce Karin Hammarberg, esperta di fertilità e Senior Research Fellow presso la Monash University di Melbourne, si tratta di una circostanza rarissima: «Sebbene a volte capiti che donne di 45-50 anni abbiano “miracle babies”» [in italiano vengono chiamati “bimbi arcobaleno”] «la probabilità di una gravidanza è bassissima nei cinque-dieci anni precedenti la menopausa».

Dead To Me, terza stagione, episodio 7 (Netflix 2022)

Indicare con esattezza una percentuale è pressoché impossibile: «Non penso si possano trovare dati esatti per rispondere» conferma Hammarberg «dato che non sappiamo quante donne» a quell'età cerchino una gravidanza «senza riuscirci; ma volendo quantificare la probabilità che una donna di 48 anni resti incinta, la mia stima potrebbe essere: al di sotto dell'1%».


Si parla qui ovviamente della eventualità che una donna vicina ai cinquant'anni resti incinta “a sorpresa” – dunque del tutto naturalmente: senza avere effettuato terapie ormonali, senza aver assunto farmaci per facilitare il concepimento, senza aver avuto rapporti mirati nei giorni giusti dell'ovulazione, e senza aver utilizzato un ovulo di una donna più giovane (la fecondazione eterologa, in cui si utilizzano gameti – ovuli o sperma – di donatori, non può mai avvenire in maniera naturale, del resto, dato che deve essere realizzata tramite inseminazione artificiale o fecondazione in vitro).


In entrambi i casi i due personaggi non sono però alla loro prima gravidanza. In “Sex Education” Jean è, in effetti, la madre del protagonista della serie, il 17enne Otis. In “Dead To Me” Jen, da poco vedova, ha due figli adolescenti. Si dice che avere già avuto figli in precedenza aiuti, cioè aumenti la probabilità di restare incinta in età avanzata, perché “il corpo sa già come fare”: Ma si tratta di una leggenda metropolitana, o c'è qualcosa di vero? «Aiuta nel senso che una donna che ha partorito ha già dato prova di fertilità» risponde Karin Hammarberg: «Quindi, tra le donne over 40 che cercano una gravidanza, è improbabile che quelle che hanno già figli abbiano problemi di fertilità». Seguendo questo filo di ragionamento si può dire che sia vero che le quarantenni già madri abbiano «un po' più probabilità di riuscire a restare incinte» rispetto alle altre.


Nella trama delle due serie entrano però in gioco alcuni dettagli che rendono ancor meno probabili queste gravidanze miracolose. In “Dead To Me” Jen resta incinta dopo un rapporto occasionale, una sola notte di sesso. Le probabilità che le stelle siano allineate e quel singolo rapporto avvenga esattamente proprio nel momento dell'ovulazione di Jen sono, statisticamente, davvero prossime allo zero. Quantomeno in “Sex Education” Jean, invece, ha una relazione appassionata e fa sesso molto spesso, quindi in questo caso le chance risultano numericamente più consistenti. Peccato però che a un certo punto si scopra che il compagno in questione in passato si è sottoposto a una vasectomia, un intervento chirurgico che, interrompendo i condotti che portano gli spermatozoi dai testicoli al pene, rende l'uomo sterile – anche se, come nel caso di pressoché tutti i metodi contraccettivi, resta sempre una minima percentuale di inefficacia.

Sex Education, terza stagione, episodio 7 (Netflix 2022)

Un altro dettaglio è che entrambi i padri di questi neonati arcobaleno sono uomini di mezza età: l'amante di Jean in “Sex Education” (quello vasectomizzato!) è vicino ai cinquanta, e l'amante di Jen in “Dead To Me” è sui quaranta. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, segnala Karin Hammarberg, «anche l'età degli uomini influisce sulla probabilità di una gravidanza», in quanto «la qualità dello sperma e la fertilità maschile diminuiscono a partire dai 45 anni», stando a una ricerca pubblicata nel 2003 dalla American Society for Reproductive Medicine. Queste due gravidanze miracolose televisive, insomma, sarebbero state «lievemente più probabili», conferma a The Why Wait Agenda la ricercatrice australiana, se gli autori delle serie avessero scelto di rendere più giovani i due papà: con un partner ventenne o trentenne Jen e Jean avrebbero in effetti avuto, nella vita reale, qualche chance in più.


Ma a dire il vero il morso di questa “vita reale” non manca del tutto nelle due serie: in “Sex Education” il personaggio di Jean riceve a più riprese rimproveri e insulti obliqui per il fatto di essere incinta “fuori tempo massimo”; e sia lei sia Jen hanno complicazioni durante la gravidanza. In una scena di “Dead To Me” Jen si accorge di avere delle perdite di sangue; la sua migliore amica la porta d'urgenza in ospedale, dove le viene diagnosticata la placenta previa, una condizione che può avere conseguenze gravi per la salute della donna e del feto. Ancor più drammatici gli eventi in “Sex Education”: Jen entra inaspettatamente in travaglio con ben otto settimane di anticipo rispetto alla data prevista per il parto, dà alla luce una bimba prematura, e rischia la vita a causa di una emorragia post partum.


«Sicuramente il rischio di complicanze durante la gravidanza aumenta con l'età», nota Hammarberg, «anche perché il rischio di problemi di salute come obesità, pressione alta, diabete aumenta con il passare degli anni, e questi problemi contribuiscono a un minore tasso di buon esito della gravidanza».


Insomma, le storie di Jean in “Sex Education” e Jen in “Dead To Me” sono ad effetto e colpiscono lo spettatore, ma situazioni del genere nella realtà si verificano rarissimamente. E anzi secondo molti attivisti della “fertility awareness”, che cercano di diffondere informazioni e aumentare la consapevolezza sui tempi della fertilità sopratutto tra le giovani generazioni, enfatizzare questi esempi è un'arma a doppio taglio. «Penso che notizie riportate dai media di celebrità ultraquarantenni che hanno figli – e non sappiamo mai se concepiti con ovuli di donatrici più giovani – o, in questo caso, serie televisive che mettono in scena “miracle babies”, possano influenzare la percezione che le persone hanno di quello che è biologicamente possibile» riflette Karin Hammarberg, che è anche Deputy chair dell’Ifei, la International Fertility Education Initiative, e componente del comitato scientifico della European Fertility Society: «Sentiamo sempre le storie di successo, ma mai quelle di tutte le donne quarantenni che cercano una gravidanza senza riuscirci».


Almeno rispetto a quest'ultimo punto, però, “Dead To Me” si smarca in maniera netta. La seconda protagonista accanto a Jen è Judy, una donna che ha cominciato a cercare un figlio a un'età “convenzionale”, senza mai riuscire però a portare a termine una gravidanza. Il personaggio di Judy incarna dunque tutte le donne che, indipendentemente dall'età, vivono il calvario dell'infertilità, affrontano aborti spontanei multipli, e si sentono diagnosticare verdetti più o meno inappellabili di sterilità.


In ogni caso, bambini arcobaleno o no, “Sex Education” e “Dead To Me” sono due serie assolutamente da vedere.



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Questo articolo, come tutto il sito di The Why Wait Agenda, è stato prodotto dall'associazione Journalism for social change, un'organizzazione che crede in un giornalismo impegnato e partecipe, che possa dare tramite l'informazione un punto di vista laico e progressista sui temi della fertilità e della genitorialità e far evolvere la nostra società rispetto a queste tematiche. L'associazione, senza scopo di lucro, si sostiene anche grazie ai doni dei lettori: donando una somma, anche piccola, permetterete a questo progetto di crescere e di raggiungere i suoi obiettivi.

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