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Quando si cerca un figlio, speranza e paura coesistono: avere un supporto psicologico è fondamentale

  • Immagine del redattore: The Why Wait Agenda
    The Why Wait Agenda
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

«C'è un fortissimo senso di condivisione: mi vengono affidati i pensieri e le emozioni più intime, in un momento di massima vulnerabilità», dice Angela Pericleous-Smith dei suoi pazienti. Psicologa specializzata nel sostenere le persone che affrontano terapie per la fertilità, gestisce spesso la compresenza di due emozioni: «la speranza per la famiglia che si spera di costruire» e «la paura di non riuscirci». Ricevendo qualche mese fa un premio alla carriera, ha scritto sui social di sentirsi privilegiata nell'aiutare i pazienti a trovare «forza, chiarezza e speranza, mentre speranza e paura coesistono». Questa frase, dice, riassume ancora oggi cosa significhi un percorso di procreazione medicalmente assistita per molte persone.


Nella sua esperienza, la fecondazione in vitro «va a toccare davvero l'identità profonda delle persone». L'infertilità può incidere sul modo in cui le persone si percepiscono, sulla loro autostima e sulle relazioni con il partner, la famiglia e gli amici – tanto più in una cultura in cui così tanto ruota attorno alla vita familiare. Da vent'anni Pericleous-Smith lavora perché nessuno debba portare questo peso da solo. È presidente della British Infertility Counseling Association (BICA) ed è rappresentante dei counselor presso la British Fertility Society. È laureata in Psicologia (MA) e ha un certificato post-laurea in Counseling e supervisione. Dal 2004 è specializzata nel counseling in fertilità, affiancando individui e coppie che affrontano infertilità, lutti e perdite. All'Eshre 2025 di Parigi ha ricevuto il premio di Best fertility counselor ai Fertility Care Awards, istituiti nel 2021 dalla European Fertility Society per premiare le figure più influenti del settore della fertilità a livello globale.


Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice di The Why Wait Agenda, ha incontrato Angela Pericleous-Smith a Parigi durante l'Eshre 2025 per registrare questo episodio speciale. Mentre l'Eshre 2026 è in corso a Londra (fino all'8 luglio), pubblichiamo questo episodio insieme agli altri registrati a Parigi.

Uno stigma ancora vivo


Nonostante il tema della fertilità sia sempre più "sdoganato" nel dibattito pubblico, Pericleous-Smith racconta che molte persone esitano ancora a chiedere supporto. «C'è ancora uno stigma, come se fosse una debolezza, un'ammissione di non essere in grado di cavarsela da soli – e l'idea: cosa penseranno gli altri» se lo scoprissero? Alcuni temono che chiedere un supporto psicologico possa far pensare ai dottori che non sono in grado di gestire la situazione, o che il loro trattamento venga interrotto perché considerati «pazienti problematici».


Pericleous-Smith nota che i pazienti uomini sono aumentati molto da quando le sedute si svolgono online, dalla pandemia in poi. Attribuisce questo cambiamento in parte alla questione della riservatezza: «Non devono più recarsi in uno studio medico, dove altre persone potrebbero vederli». Ci sono poi delle differenze nelle modalità di affrontare il problema dell'infertilità a seconda del genere. La dottoressa descrive l'approccio più pragmatico degli uomini come un «processo ad albero decisionale»: «siamo in questa casella, quindi non serve preoccuparsi dell'altra finché non ci arriviamo».


Lavorare in silenzio, senza sosta


Pericleous-Smith afferma che i counselor in fertilità sono spesso i membri meno visibili dell'équipe clinica. «I medici, gli infermieri, gli embriologi vengono riconosciuti, ma i counselor sono spesso relegati in fondo a un corridoio». Diventare counselor in fertilità richiede anni: un diploma di counseling è solo il punto di partenza. Il percorso di accreditamento della BICA, il primo del suo genere al mondo, richiede poi almeno altri due anni di formazione specialistica.


Le è mai capitato di suggerire a un paziente di interrompere i trattamenti? «Penso che sarebbe davvero contrario all'etica suggerire di interrompere un percorso», dice: quella decisione spetta solo al paziente. Le viene spesso chiesto quando "si debba dire: basta". La sua risposta: «Si deve dire basta, quando si sente che si deve dire basta». Chiamata da Eleonora Voltolina a commentare la definizione Joyce Harper dei suoi sette anni di fecondazione in vitro come un trauma – un termine accurato o eccessivo? – Pericleous-Smith ritiene che sia valido, ma non universale. «Non sta a noi [ai counselor, ai giornalisti] dire cosa sia il trauma, sta alla persona che abbiamo di fronte».


Segretezza, riservatezza, e cosa dire ai figli


Molte famiglie tengono nascosto il trattamento di fertilità, anche ai figli concepiti in questo modo. Pericleous-Smith fa una distinzione netta tra segretezza e riservatezza: raramente, dice, ha incontrato genitori che rifiutassero di raccontare ai figli come sono stati concepiti. Ciò che la preoccupa di più è il messaggio che la segretezza invia alla generazione successiva, che potrebbe un giorno affrontare a sua volta problemi di fertilità. Con la donazione di gameti e la gestazione per altri emergono nuove paure, in particolare quella di non essere «la vera madre, il vero padre». Nella maternità surrogata, una preoccupazione prevale su tutte: «E se la madre surrogata non ci consegnasse il nostro bambino?» Pericleous-Smith rassicura: nella sua esperienza, questo caso è estremamente raro.


Non c'è niente di male nel chiedere un supporto


A chiunque stia per iniziare un trattamento di fertilità pensando di potercela fare da solo Angela Pericleous-Smith rivolge un messaggio semplice: «Non c'è nulla di male nell'andare a parlare con un terapeuta». Avere uno spazio in cui parlare, liberi dalla posta in gioco emotiva di familiari e amici, dice, «non vuol dire non essere capaci di farcela da soli». Il suo suggerimento: provarci almeno una volta.

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Questo articolo, come tutto il sito di The Why Wait Agenda, è stato prodotto dall'associazione Journalism for social change, un'organizzazione che crede in un giornalismo impegnato e partecipe, che possa dare tramite l'informazione un punto di vista laico e progressista sui temi della fertilità e della genitorialità e far evolvere la nostra società rispetto a queste tematiche. L'associazione, senza scopo di lucro, si sostiene anche grazie ai doni dei lettori: donando una somma, anche piccola, permetterete a questo progetto di crescere e di raggiungere i suoi obiettivi.

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