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  • Eleonora Voltolina

I due dati chiave della natalità

Aggiornamento: 16 dic 2022

Ci sono due dati che bisogna conoscere quando si parla di natalità. Il primo è il tasso di fecondità, quello che in inglese si dice fertility rate. Questo tasso misura il numero di figli per donna. Ovviamente in natura non si può avere un figlio e mezzo, o due e un quarto. Ma in statistica, altrettanto ovviamente, si può. Il tasso di fecondità è calcolato sulla base dei dati ufficiali sul numero di bambini che nascono ogni anno in un dato Paese, proporzionato al numero di donne in età feconda, cioè tra i 15 e i 49 anni, residenti in quel Paese.

Considerando che le donne rappresentano il 50% della popolazione di ogni Paese, e che gli uomini non possono procreare (nel senso di partorire, quantomeno non se sono uomini assegnati uomini alla nascita), il tasso di fecondità “perfetto” se si vuole mantenere una popolazione invariata dal punto di vista numerico è 2 (tecnicamente 2,1). Questo vuol dire che, per ogni due genitori necessari biologicamente a “creare” un bambino, quando questi moriranno vi saranno due figli a rimpiazzarli.


Ovviamente 2 non è un numero magico, né valido in qualsiasi situazione. Vi possono essere situazioni in cui risulta auspicabile ridurre la popolazione, altre in cui risulta auspicabile aumentarla.


Curiosamente, però, 2 sembra essere il numero magico per le persone.


Il secondo dato che bisogna conoscere quando si parla di natalità è l’età media al primo figlio. Questo dato esprime la media delle età di tutte le donne che partoriscono per la prima volta in un dato Paese in un dato anno. Dunque se in un Paese in un dato anno nascono tre bambini da donne che non hanno precedenti figli, e queste donne hanno una 21 anni, una 30 e la terza 42, l’eta media al primo figlio in quel Paese per quel dato anno sarà 31 anni (21+30+42 diviso 3).


L’importanza dell’età media al primo figlio è strettamente legata a quella della durata dell’età feconda, e ha tutta una serie di implicazioni che riguardano la sfera della salute. Una età troppo precoce al primo figlio implica la maggiore probabilità di morte per parto o altre criticità legate a gravidanza, parto e puerperio per ragazze troppo giovani. Una età troppo avanzata al primo figlio implica la maggiore probabilità di ricorso a pratiche di inseminazione artificiale / fecondazione assistita nella ricerca di una gravidanza, nonché una maggiore probabilità di figli non sani, di complicazioni nella gravidanza e nel parto.


A livello puramente matematico, poi, quanto più alta è l’età media al primo figlio tanto più si restringe la finestra per metterne al mondo altri. Gli anni fecondi a disposizione delle potenziali madri si riducono. Se dal punto di vista biologico le donne restano pienamente feconde più o meno fino ai 35 anni (e poi, in maniera minore, tra i 36 e i 40, e in maniera molto bassa dopo i 40), questo vuol dire che un’età media al primo figlio di 27 anni implica una finestra di altri otto+cinque anni di età feconda per generarne un altro (o altri), più altri tre-cinque anni “aggiuntivi”. Un’età media al primo figlio di 33 anni, invece, riduce di sei anni questa prospettiva di “tempo per ulteriori figli”. .

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