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  • Eleonora Voltolina

Figli sempre più tardi, come si inverte il trend? The Why Wait Agenda incontra Melinda Mills

Aggiornamento: 12 gen

Rimandare il momento di fare figli è ormai sempre più comune, in tutto il mondo. L'età a cui le donne mettono in media al mondo il loro primo figlio cresce in maniera costante: nell'Unione europea nel 2020 si è attestata a 29,5, con picchi al di sopra dei 31 anni in quattro Paesi europei – Italia, Spagna, Svizzera e Lussemburgo.


L'innalzamento dell'età media al primo figlio non aiuta le donne che aspirano alla maternità: più questa età è alta, più stretta diventa la finestra di anni fertili a disposizione per realizzare il proprio progetto di famiglia. Questo, insieme alla consapevolezza spesso scarsa di come funziona la fertilità, può causare – e in effetti causa – molta sofferenza e frustrazione. Il “fertility gap”, appunto.


In questo episodio del podcast di The Why Wait Agenda abbiamo chiesto alla professoressa Melinda Mills, autrice dello studio “Why do people postpone parenthood? Reasons and social policy incentives” nel 2011 e oggi direttrice del Leverhulme Centre for Demographic Science dell'università di Oxford, di valutare le politiche – baby bonus, assegni familiari, sgravi fiscali, congedi di maternità e di paternità… – che possono incidere sulle tempistiche rispetto alla scelta di mettere al mondo il primo figlio.

I “baby bonus”, per esempio, sono semplici e possono sembrare una buona politica, ma in effetti non funzionano così bene come si potrebbe pensare: «Ci sono esempi di incentivi monetari, cioè dare denaro alle persone per far sì che abbiano figli» spiega Mills: «In Quebec, Canada, lo hanno fatto, ma non ci sono grandi risultati rispetto all'efficacia» della misura, che sembra aumentare il tasso di fecondità «di coloro che già volevano avere figli, o già avevano famiglie numerose»; ha aiutato queste persone ad avere figli più velocemente, «ma non necessariamente in numero maggiore».


Eleonora Voltolina discute anche con Melinda Mills la frontiera del congelamento degli ovuli, il cosiddetto egg freezing – «Non è propriamente la prima cosa a cui le ventenni pensano», anche perchè «è molto costoso»: e quindi «all'età in cui converrebbe utilizzare quella tecnologia, non si hanno i soldi per farlo, e se non è coperto da un'assicurazione» (in Italia si direbbe dalla mutua), «le giovani donne non lo faranno» – il natalismo – «Lo abbiamo visto in Ungheria, in Italia, e anche in Svezia in tempi più recenti; non è un movimento nuovo, e continua a perpetuarsi» – e la stabilità lavorativa come un fattore chiave per far sentire i giovani sicuri abbastanza da pensare di poter mettere su famiglia.

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